Come sono nati i portici di Bologna?

Bologna è la città più porticata al mondo e i suoi portici costituiscono un patrimonio culturale architettonico unico, tanto che stanno tentando la candidatura patrimonio UNESCO. La lunghezza supera i 38 km (solo in città), inoltre San Luca con una lunghezza di circa 3,5 chilometri è il più lungo al mondo.

Ma come sono nati veramente?

I portici di Bologna nacquero in maniera pressoché spontanea, probabilmente nell’alto medioevo, come una proiezione di edifici privati su suolo pubblico, per aumentare gli spazi abitativi. La prima testimonianza storica risale giá all’anno 1041. In un primo periodo si aumentò la cubatura delle case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e – in caso di forte sporgenza – da mensole dette “beccadelli”. Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero, creando così i portici.

Nei secoli successivi il successo dei portici fu determinato dalla necessità di far fronte al forte incremento della popolazione dovuto all’arrivo di studenti e dotti presso l’Università di Bologna, ma anche all’immigrazione dalle campagne. Inoltre i bolognesi compresero ben presto la loro utilità per attraversare la città in qualsiasi condizione meteorologica e per far sviluppare le attività commerciali.

In principio i portici erano realizzati in legno, poi dal 1568 dal furono convertiti in laterizio o pietra. Nonostante ciò sopravvivono ancora in città alcuni edifici con portico in legno: Casa Isolani, in strada Maggiore, risalente al XIII secolo, insieme all’elegante Casa Grassi in via Marsala e a Casa Rampionesi, in via del Carro. Risalgono invece al Trecento Casa Azzoguidi-Rubini, in via S.Niccolò, Casa Seracchioli al principio di via S.Stefano, fino all’ex orfanotrofio di via Begatto, mentre il più giovane portico ligneo è quello di via Gombruti 7, realizzato nel XV secolo.