Curiosità: il dottor Frankenstein era bolognese?

Certi dicono che l’autrice del romanzo Frankenstein Mary Shelley si sia ispirata fatti realmente accaduti per la sua opera. C’era un professore e ricercatore di fisica presso l’Università di Bologna, Giovanni Aldini, che, nel periodo contemporaneo all’autrice, portava avanti studi sul fenomeno del galvanismo, cioè sugli effetti degli stimoli elettrici sui cadaveri. In particolare credeva che la corrente potesse resuscitare i morti.

Nel 1803 egli si recò a Londra, poiché l’Inghilterra era l’unico stato europeo in cui le pene capitali si eseguivano per impiccagione, permettendogli così di avere persone intere per i suoi esperimenti. Trovato il prigioniero adatto ne attese la condanna a morte: George Forrest, probabilmente innocente, fu accusato dell’omicidio di moglie e figlia e si racconta che Aldini comprò i giudici per giudicarlo colpevole.

Poco dopo lo utilizzò per il suo “spettacolo” più teatrale: applicando elettrodi in varie parti del corpo fece sollevare al cadavere le braccia e le gambe, aprire la bocca e gli occhi, sollevare il petto come in un profondo respiro. Gran parte del pubblico credette che il cadavere fosse resuscitato, sia pure per breve tempo.