La città di Bologna tra miti e leggende

Bologna è una città magica che porta con sé secoli di leggende. Alcune ormai di dominio pubblico, ma altre rimangono sconosciute anche agli stessi cittadini. Vi presentiamo, allora, tutte le leggende bolognesi:

La nascita della città

Si narra di un uomo, Fero, arrivato dall’oriente e approdato a Ravenna con i suoi uomini. Invece che fermarsi, egli decise di continuare il viaggio a piedi e si inoltrò nella selva fino ad arrivare a una pianura attraversata da un fiume. Soddisfatto del territorio, decise di costruire delle capanne e negli anni si formò un vero e proprio villaggio. Per permettere agli abitanti di attraversare il torrente, Fero costruì un ponte a cui diede il suo nome. Il fiume, invece, fu da lui denominato Aposa in onore della moglie morta durante un bagno. Uno dei primi nome della città, invece, deriva dalla figlia dell’uomo la quale, vedendolo accaldato e stanco durante la costruzione delle famose mura, gli disse «Ho avuto in sogno un segno Divino. Ti darò da bere solo se soddisferai quanto mi è stato predetto, cioè se darai alla città il mio nome». Così la città fu chiamata Felsina.

Torre Asinelli

La leggenda racconta che nel XII secolo a Bologna viveva un giovane ragazzo che trasportava fiume e ghiaia dal Reno fino all’interno della città. Il suo soprannome era “Asinelli” per via degli asini che utilizzava per trainare il carro con cui si spostava. Un giorno vide una bellissima ragazza affacciata a una finestra e subito se ne innamorò. Fu un vero e proprio colpo di fulmine che lo portò a decidere di chiedere la mano della giovane. Il padre della fanciulla, però, appartenente a una ricca famiglia, gli rispose che avrebbe potuto sposarla solo se avesse portato in dote la più alta torre dell’intera città. Asinelli, sconsolato, credette di non avere speranze fino a che una mattina non trovò, sulla riva di un fiume, un tesoro nascosto sotto la terra. Scavando in profondità scoprì una cassa piena di monete d’oro e decise di usarle per far costruire la torre che gli avrebbe permesso di unirsi alla sua amata. Dopo ben 9 anni la costruzione fu ultimata e Asinelli poté sposare la donna tanto desiderata.

Torre Garisenda

Nonostante sia provato che la pendenza della Garisenda sia dovuta a un cedimento del terreno, alcuni sostengono che in realtà la torre crollò durante la costruzione per via della strana forma commissionata ai suoi architetti. La famiglia committente, infatti, insistette affinché la Garisenda si attorcigliasse intorno all’Asinelli, ma il progetto non riuscì a dovere.

Il Tortellino

Una leggenda ritrovabile in “La Secchia Rapita” di Alessandro Tassoni, racconta che una sera Venere, Bacco e Marte si fermarono in una locanda di Castelfranco Emilia. L’oste fu colpito dal perfetto ombelico della bellissima donna e decise di creare una prelibatezza che gli somigliasse almeno un po’. Una versione leggermente differente, invece, sostiene che alla locanda si fermò una Marchesa e che fu il cuoco ad essere colpito dall’ombelico della donna. Altre fonti sostengono che sia staa una signora di nome Adelaide, moglie di un notaio di Corte Galluzzi, ad inventare il tortellino al fine di impressionare ospiti che il marito aveva invitato a cena. L’unica cosa certa, però, è che nel 1570 un cuoco bolognese fece stampare un migliaio di ricette tra cui anche quella del famoso tortellino.

Le frecce di casa Isolani

In un angolo annerito di casa Isolani in Strada Maggiore 19, si possono notare tre frecce che da sempre fanno immaginare ai bolognesi storie incredibili. Secondo una prima versione della leggenda, un nobiluomo inviò tre arcieri a uccidere la moglie traditrice. Ella, però, poco prima che questi scoccassero le loro frecce, si tolse il mantello mostrando il suo corpo nudo. I tre uomini, distratti da tanta bellezza, mancarono il bersaglio.